
Una curiosità per iniziare.
Il vitigno simbolo dei bianchi valdostani, la petite arvine, in realtà non è autoctono.
Questa uva bianca, infatti, è stata adottata dalla valle daosta, arrivando qui dalla vicina svizzera, precisamente dal canton vallese.
Per questo dobbiamo ringraziare una figura chiave per la rinascita vitivinicola della regione, il canonico joseph vaudan, che a metà del secolo scorso intuì il potenziale di questo vitigno e lo portò sulle rive della dora baltea.
Oggi il petite arvine di ottin è la dimostrazione plastica di quanto questo vitigno si sia integrato alla grande, regalandoci un bianco di montagna con un tocco di mare.
Siamo sulla collina di aosta, in frazione porossan neyves, dove i vigneti godono di unesposizione privilegiata che garantisce tanta luce e unottima ventilazione.
Qui, la viticoltura è un lavoro impegnativo, ma il risultato ripaga ogni sforzo.
Il petite arvine, vitigno semiaromatico, noto per la sua maturazione tardiva, si è trovato a suo agio in questo ambiente roccioso e ventoso, sviluppando unespressività che non teme confronti.
La vendemmia è - ovviamente - manuale e avviene a settembre.
Ma cè un dettaglio fondamentale.
Dopo la raccolta in cassetta, le uve vengono sottoposte a un immediato raffreddamento in cella frigorifera per bloccare i profumi e preservare lintegrità del frutto prima della pressatura soffice.
Vinificazione a grappolo intero, seguita da una fermentazione di due o tre settimane a temperatura controllata in vasche di acciaio inox.
Il vino non vede mai il legno, ma matura per ben sette mesi sulle fecce fini, sempre in acciaio.
Questa tecnica regala al vino maggiore struttura e complessità aromatica, senza sacrificare la leggerezza e la verve che lo contraddistinguono.
Limbottigliamento, infatti, avviene solo a luglio dellanno successivo alla vendemmia.
Giallo paglierino intenso che ricorda quasi loro bianco, al naso è coinvolgente e di grande eleganza.
Si parte con una netta sensazione di frutta esotica — ananas maturo e pompelmo — cui si aggiungono note vegetali, con un richiamo di asparagi e rabarbaro.
Poi un ricordo di menta ed erbe aromatiche fresche.
In bocca è un capolavoro di equilibrio tra forza ed espressività.
Nonostante sia pieno e concentrato, la beva è estremamente facile.
Ottimo il lungo finale sapido e saporito, quasi minerale-iodato, che ricorda il sale e la pietra.