
Immaginate un vino talmente audace da meritarsi, idealmente, la scomunica.
Sembra unesagerazione, ma è la storia vera e affascinante che si nasconde dietro letichetta di questo chardonnay canto x di ottin.
Un nome non casuale, scelto per omaggiare il decimo vino prodotto dallazienda e, soprattutto, la pena de li eretici nel canto x dellinferno dantesco.
La ragione.
Il terreno da cui proviene questuva fu acquisito a un prezzo vantaggioso, è vero, ma al costo sociale salatissimo della scomunica, allepoca della confisca dei beni ecclesiastici da parte del regno ditalia.
Un aneddoto storico che dà subito lidea di un vino fuori dagli schemi, nato in un luogo dove la viticoltura è sempre una scommessa vinta contro la natura.
Siamo in valle daosta, precisamente nella frazione porossan neyves, poco sopra aosta.
Qui, la viticoltura non è solo agricoltura, è agricoltura eroica.
I vigneti sono appesi alle pendici delle montagne, baciati da un sole intenso durante il giorno ma subito rinfrescati dalle brezze notturne e dallaltitudine.
Questa notevole escursione termica è la vera manna per le uve bianche: mantiene gli aromi freschi e vibranti e dona al frutto una spalla acida insostituibile.
Un terroir unico, dove i grandi vitigni internazionali, come lo chardonnay, si trasformano in qualcosa di totalmente alpino e distintivo.
Lidea di puntare su questo vitigno è nata dalla smisurata passione dei vignaioli elio e nicolas ottin, mossi dal desiderio di interpretare il vitigno più famoso del mondo con limpronta distintiva della loro montagna.
Ogni grappolo viene raccolto a mano a inizio settembre e portato in cantina per una pressatura soffice a grappolo intero.
La fermentazione, indotta da lieviti selezionati, si prolunga per circa dieci giorni in tonneau di rovere francese.
Ma il dettaglio che fa la differenza è la maturazione: il vino, infatti, sosta per un anno intero sulle fecce fini negli stessi tonneau, svolgendo anche la fermentazione malolattica.
Questo lungo affinamento dona profondità, struttura e complessità, preparandolo a una lunga vita in bottiglia.
Giallo luminoso attraversato da brillanti riflessi dorati, al naso è di una complessità intrigante e decisamente rinfrescante.
È un turbinio di frutta tropicale matura che si fonde elegantemente con note agrumate di bergamotto.
Subito dopo arrivano i richiami più sottili e alpini: sentori erbacei di timo, la mineralità affilata della pietra focaia e un delicato, quasi sussurrato, accenno di burro di montagna dovuto allaffinamento in legno e alla malolattica.
In bocca canto x colpisce per una freschezza grandiosa e una sferzata salina che sorprende.
Vino estremamente teso e persistente, quasi verticale, gode di un finale che farà venir voglia di un altro sorso.
Per gli abbinamenti, richiede piatti che non temano la sua acidità.
Ottimo con una semplice trota salmonata in salsa di burro e salvia o formaggi di media stagionatura della valle daosta.